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MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE

Mediazione e conciliazione sono due termini strettamente connessi tra di loro anche se vengono utilizzati con un significato leggermente diverso, in quanto, la normativa attuale definisce la mediazione come la procedura finalizzata alla conciliazione.

Nel dettaglio, il termine mediazione deriva dall'americano "mediation" in cui si e fatta rientrare la più ampia accezione di conciliazione in Italia. Attualmente, il dettato normativo definisce la mediazione come la fase di ricerca dell'accordo mentre il momento dell'accordo viene definito come conciliazione.
La mediazione è l'attività comunque denominata, svolta da un soggetto terzo imparziale, finalizzata ad assistere due o più parti sia nella ricerca di un accordo amichevole, per la composizione di una controversia (mediazione facilitativa), sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa (mediazione aggiudicativa).

La Mediazione è obbligatoria dal 21 marzo del 2011: Prima di rivolgersi al giudice civile chi vanta un diritto dovrà promuovere, davanti agli organismi preposti, un tentativo di conciliazione senza il quale il giudizio sarà interrotto.

Le materie previste per il tentativo obbligatorio di conciliazione sono: diritti reali (distanze nelle costruzioni, usufrutto e servitù di passaggio ecc.); divisione; successioni ereditarie; patti di famiglia; locazione; comodato; risarcimento danni da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità; contratti assicurativi, bancari e finanziari;

L’obbligatorietà per le numerosissime controversie in materia di condominio e risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti è in vigore dal 20 marzo 2012 per consentire un avvio graduale del meccanismo.

Anche nei casi di mediazione obbligatoria è sempre possibile richiedere al giudice i provvedimenti che, secondo la legge, sono urgenti o comunque indilazionabili.

 

ARBITRATO

L'arbitrato è una procedura con cui le parti si accordano per sottoporre la controversia tra loro insorta ad un arbitro o ad un collegio di arbitri, che svolga la funzione di arbitro imparziale e che emetta, alla fine del procedimento, una decisione (c.d. lodo).

L'arbitrato si fonda su uno specifico atto di compromesso che può essere sottoscritto prima o dopo l'insorgenza della lite, oppure su di una clausola compromissoria inserita nel contratto cui la controversia si riferisce. I costi possono essere elevati, controbilanciati da un risparmio di tempo.

Gli arbitrati possono essere:

"amministrati" da parte di un ampio numero di organizzazioni o enti, privati o pubblici, che conducono le procedure secondo regole proprie;

"ad hoc" qualora siano gestiti direttamente dalle parti che stabiliscono le modalità di nomina degli arbitri, il loro numero, le regole procedurali.

L'arbitrato può distinguersi anche in rituale o irrituale (o libero). L'arbitrato rituale è quello che segue le previsioni del codice di procedura civile e risolve la controversia con un lodo finale. L'arbitrato irrituale non è legato a obblighi di procedura e il suo esito e valutabile alla stregua di un contratto.
L'arbitrato, infine, si può distinguere in arbitrato secondo diritto e secondo equità. La decisione deve comunque tendere alla giustizia ma mentre nel primo caso il parametro in base al quale misurarla è la legge, nel secondo è l'equità del caso concreto.

Il decreto n. 40 del 2006

Il decreto legislativo del 2 febbraio 2006, n. 40, entrato in vigore il 1° marzo 2006, ha novellato l'istituto dell'arbitrato introducendo importanti modifiche.

In particolare, nell' art. 806 c.p.c. si e previsto che "le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge.

Le controversie di cui all'articolo 409 possono essere decise da arbitri solo se previsto dalla legge o nei contratti o accordi collettivi di lavoro". Si è quindi chiarito come la natura imperativa delle norme che si devono applicare non esclude la possibilità di dedurre la contesa disponibili.

Con la sentenza della Corte di Giustizia C-126/97 si è prevista la possibilità di arbitrato anche sulle controversie in materia di antitrust a condizione che vi sia la possibilità di censurare in sede giurisdizionale la mancata od erronea applicazione di tali norme, quale motivo di contrasto con l'ordine pubblico.

FORMAZIONE

L' Ente di formazione ADR Conciliamo ha ottenuto la certificazione di qualità Agiqualitas.

L' A.D.R. CONCILIAMO è al n.68 nel Registro degli Organismi di Formazione, istituito presso il Ministero della Giustizia, ai sensi del D.L. n. 5/2003, D.M. 222/2004 e del Decreto Dirigenziale 24 Luglio 2006, quale ente abilitato a tenere corsi di formazione per conciliatori. Il nostro settore formativo ha ad oggetto la formazione di enti, società, professionisti pubblici e privati e quanti altri, desiderino apprendere e approfondire le tecniche di risoluzione extragiudiziale delle controversie (A.d.r.), quali conciliazione, mediazione, negoziazione ed arbitrato. L'ente di formazione si avvale di provati ed esperti professionisti nel campo dell'A.d.r., quali professori universitari, avvocati, psicologi, dottori commercialisti e giuristi di impresa. I nostri docenti svolgono attività professionale in qualità di negoziatori o conciliatori di controversie tra imprese, imprese e consumatori, imprese e P.A., in proprio o in sedi istituzionalizzate come le Camere di Commercio.

CORSO PER CONCILIATORI PROFESSIONISTI

La mediazione finalizzata alla conciliazione si sta affermando nel nostro Paese come modalità alternativa di soluzione delle controversie civili e commerciali per deflazionare l'enorme mole di contenzioso che pesa sui tribunali italiani. La figura del conciliatore diventa, quindi, fondamentale, allo scopo di dare attuazione alle recenti normative, che introducono il ricorso alla mediazione finalizzata alla conciliazione, procedura in cui le parti per raggiungere l'accordo che compone la lite, si avvalgono della collaborazione e competenza di un terzo professionista neutrale ed imparziale: il conciliatore. I nostri corsi di formazione per conciliatori professionisti si prefiggono quindi lo scopo di fornire gli strumenti di base a professionisti quali manager, direttori generali, quadri, avvocati, notai, commercialisti e quanti altri si troveranno ad operare, nei più diversi settori e nell'ambito delle proprie competenze professionali, quale conciliatori, facilitatori e negoziatori della soluzione di controversie civili e commerciali.

Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza. In particolare, l'A.D.R. CONCILIAMO offre tipologie di percorsi specialistici nella materia delle tecniche A.D.R. sia a livello internazionale che comunitario, della mediazione e conciliazione e dell'arbitrato. Nell'ambito di tali corsi, oltre ad offrire i dettagli giuridici e normativi, si attribuirà grande rilievo all'aspetto pratico, consentendo la realizzazione di sessioni di simulazione e di esame di documentazione, o di casi già verificatisi, allo scopo di consentire un approccio teorico e pratico all'operatore che si affaccia al mondo delle tecniche A.D.R.

L'A.D.R. CONCILIAMO offre, oltre al corso di conciliatore professionista, e ai corsi giuridici, anche altri corsi di carattere altamente professionale, indirizzati agli avvocati e ai commercialisti, nonché ai consulenti, alle imprese, agli studenti e agli enti.



MEDIAZIONE 17 GIUGNO 2013

 

Con il “Decreto del Fare” torna la mediazione obbligatoria

Ritorna, finalmente, la mediazione obbligatoria per la maggior parte delle controversie civili.

Ha mantenuto la parola il Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri allorché, al momento del proprio insediamento a via Arenula, aveva promesso misure straordinarie per l’ottimizzazione e il miglioramento dei livelli quantitativi e qualitativi della giustizia civile.

Nel testo del cosiddetto “decreto del fare”, varato sabato dall’Esecutivo, sono state inserite numerose disposizioni atte a ripristinare la procedura di mediazione quale condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria nella maggior parte delle liti tra privati.

La mediazione è stata introdotta nell’ordinamento giuridico italiano dal Decreto Legislativo 28/2010, promulgato dal Governo Berlusconi (allora in carica) in attuazione della delega contenuta nella Legge 69/2009 a propria volta recettiva della Direttiva Comunitaria 52/2008.

Con sentenza 272/2012, la Corte Costituzionale aveva dichiarato la parziale illegittimità del Decreto Legislativo 28/2010

La Consulta aveva salvato l’istituto mediatizio nel merito, dichiarando inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Giudice di Pace di Recco per sospetta incompatibilità della sua connotazione obbligatoria con il diritto fondamentale di difesa sancito dall’articolo 24 della Carta Costituzionale.

I giudici costituzionali avevano infatti ravvisato che la Direttiva 2008/52/CE non ostasse ad un recepimento, ad opera del legislatore nazionale di qualsiasi Stato membro dell’Unione Europea, creativo di un modello domestico di mediazione delle liti civili e commerciali formalmente o sostanzialmente (in quanto munito di incentivi per il suo esperimento ovvero sanzioni per la sua mancata attivazione) obbligatoria.

Ed all’uopo aveva richiamato la Consulta la sentenza emanata dalla sezione quarta della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in data 18 marzo 2010 nelle cause riunite da C-317/08 a C-320/08, attraverso cui la Curia comunitaria mandò scevro da rilievi il sistema della conciliazione obbligatoria pregiudiziale nelle controversie tra operatori ed esercenti di servizi di telecomunicazione di cui all’articolo 34 della Direttiva 2002/22/CE.

Alla decisione di incostituzionalità la Corte Costituzionale era piuttosto pervenuta supponendo che la citata Legge 69/2009 avesse recepito la Direttiva 2008/52/CE senza tracciare uno schema di mediazione pregiudiziale obbligatoria e che, dunque, il Governo, nel processo nomopoietico di attuazione del medesimo atto di delega, avesse esorbitato dalle indicazioni del legislatore delegante, dando adito alla violazione dell’articolo 77 della Carta Costituzionale.

Era dunque rimasta aperta la porta al ripristino, finalmente avvenuto sebbene con decorrenza a partire dal trentesimo giorno successivo alla conversione in legge del cosiddetto “decreto del fare”.

Nel dettaglio, su proposta del Guardasigilli Cancellieri, è stata nuovamente posta in essere – stavolta con un atto normativo formalmente autonomo dalla Legge 69/2009 e quindi immune da rischi di incostituzionalità, anzi corroborato dai rilievi espressi dalla stessa Consulta sull’ammissibilità della connotazione obbligatoria nella sentenza 272/2012 – pressoché integralmente la disciplina originariamente tracciata dal Decreto Legislativo 28/2010.

Le uniche modiche apportate concernono:

·         l’esclusione delle controversie da infortunistica stradale dal novero delle liti soggette a mediazione pregiudiziale obbligatoria;

·         la sottoposizione a mediazione pregiudiziale obbligatoria dei procedimenti sommari di accertamento tecnico preventivo;

·         la riduzione, da quattro a tre mesi, della durata massima della procedura;

·         l’attribuzione automatica dello status di mediatore agli avvocati regolarmente iscritti all’albo;

·         la necessità della sottoscrizione dei verbali procedurali anche ad opera degli avvocati eventualmente assistenti delle parti (il che evidentemente apre la strada al riconoscimento definitivo dell’importanza dell’avvocato in mediazione);

·         la previsione di un prima sessione meramente esplorativa e dunque atta a consentire la verifica della concreta bonaria componibilità della controversia, con costi ridotti per le parti in caso di accertamento dell’impossibilità di concludere la mediazione;

·         l’attribuzione al giudice della facoltà, nell’ambito della mediazione delegata, di individuazione dell’organismo di mediazione.

 

Vecchio testo

Nuovo testo

Art. 4, comma 3

All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto a informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal presente decreto e delle agevolazioni fiscali di cui agli articoli 17 e 20. L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile. Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio. Il giudice che verifica la mancata allegazione del documento informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione.

Art. 4, comma 3

All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto a informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal presente decreto e delle agevolazioni fiscali di cui agli articoli 17 e 20. L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile. Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivo dell’eventuale giudizio. Il giudice che verifica la mancata allegazione del documento, se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1, informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione.

 

 

Art. 5, comma 1

Espunto

Art. 5, comma 1

Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.

Art. 5, comma 2

Salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può invitare le stesse a procedere alla mediazione. L’invito deve essere rivolto alle parti prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non è prevista, prima della discussione della causa. Se le parti aderiscono all’invito, il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non è già stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione.

Art. 5, comma 2

Fermo quanto previsto dal comma 1 e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, può disporre l’esperimento del procedimento di mediazione. Il provvedimento di cui al periodo precedente indica l’organismo di mediazione ed è adottato prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non è prevista, prima della discussione della causa. Il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non è già stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione.

Art. 5, comma 4

Il comma 2 non si applica:

 a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione;

 b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura civile;

  c) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’articolo 703, terzo comma, del codice di procedura civile;

  d) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata;

  e) nei procedimenti in camera di consiglio;

  f) nell’azione civile esercitata nel processo penale.

Art. 5, comma 4

I commi 1 e 2 non si applicano:

 a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione;

  b) nei procedimenti per convalida di licenza o sfratto, fino al mutamento del rito di cui all’articolo 667 del codice di procedura civile;

  b bis) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di cui all’articolo 696-bis del codice di procedura civile;

  c) nei procedimenti possessori, fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’articolo 703, terzo comma, del codice di procedura civile;

  d) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata;

  e) nei procedimenti in camera di consiglio;

  f) nell’azione civile esercitata nel processo penale.

Art. 5, comma 5

Salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, se il contratto, lo statuto ovvero l’atto costitutivo dell’ente prevedono una clausola di mediazione o conciliazione e il tentativo non risulta esperito, il giudice o l’arbitro, su eccezione di parte, proposta nella prima difesa, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo il giudice o l’arbitro fissa la successiva udienza quando la mediazione o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma non conclusi. La domanda è presentata davanti all’organismo indicato dalla clausola, se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti ad un altro organismo iscritto, fermo il rispetto del criterio di cui all’articolo 4, comma 1. In ogni caso, le parti possono concordare, successivamente al contratto o allo statuto o all’atto costitutivo, l’individuazione di un diverso organismo iscritto.

Art. 5, comma 5

Fermo quanto previsto dal comma 1 e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, se il contratto, lo statuto ovvero l’atto costitutivo dell’ente prevedono una clausola di mediazione o conciliazione e il tentativo non risulta esperito, il giudice o l’arbitro, su eccezione di parte, proposta nella prima difesa, assegna alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione e fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo il giudice o l’arbitro fissa la successiva udienza quando la mediazione o il tentativo di conciliazione sono iniziati, ma non conclusi. La domanda è presentata davanti all’organismo indicato dalla clausola, se iscritto nel registro, ovvero, in mancanza, davanti ad un altro organismo iscritto, fermo il rispetto del criterio di cui all’articolo 4, comma 1. In ogni caso, le parti possono concordare, successivamente al contratto o allo statuto o all’atto costitutivo, l’individuazione di un diverso organismo iscritto.

Art. 6, comma 1

Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a quattro mesi.

Art. 6, comma 1

Il procedimento di mediazione ha una durata non superiore a tre mesi.

Art. 6, comma 2

Il termine di cui al comma 1 decorre dalla data di deposito della domanda di mediazione, ovvero dalla scadenza di quello fissato dal giudice per il deposito della stessa e non è soggetto a sospensione feriale.

Art. 7

Il periodo di cui all’articolo 6 non si computa ai fini di cui all’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89.

Art. 6, comma 2

Il termine di cui al comma 1 decorre dalla data di deposito della domanda di mediazione, ovvero dalla scadenza di quello fissato dal giudice per il deposito della stessa e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell’articolo 5 ovvero ai sensi del comma 2 dell’articolo 5, non è soggetto a sospensione feriale.

Art. 7

Il periodo di cui all’articolo 6 e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’articolo 5, commi 1 e 2, non si computano ai fini di cui all’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89.

Art. 8, comma 1

All’atto della presentazione della domanda di mediazione, il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa il primo incontro tra le parti non oltre quindici giorni dal deposito della domanda. La domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante. Nelle controversie che richiedono specifiche competenze tecniche, l’organismo può nominare uno o più mediatori ausiliari.

Art. 8, comma 1

All’atto della presentazione della domanda di mediazione, il responsabile dell’organismo designa un mediatore e fissa un primo incontro di programmazione, in cui il mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione, non oltre trenta giorni dal deposito della domanda. La domanda e la data del primo incontro sono comunicate all’altra parte con ogni mezzo idoneo ad assicurarne la ricezione, anche a cura della parte istante. Nelle controversie che richiedono specifiche competenze tecniche, l’organismo può nominare uno o più mediatori ausiliari.

Art. 8, comma 5

Espunto

Art. 8, comma 5

Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo comma, del codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio.

Art. 11, comma 1

Se è raggiunto un accordo amichevole, il mediatore forma processo verbale al quale è allegato il testo dell’accordo medesimo. Quando l’accordo non è raggiunto, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione. In ogni caso, il mediatore formula una proposta di conciliazione se le parti gliene fanno concorde richiesta in qualunque momento del procedimento.

Art. 11, comma 1

Se è raggiunto un accordo amichevole, il mediatore forma processo verbale al quale è allegato il testo dell’accordo medesimo. Quando l’accordo non è raggiunto, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione. In ogni caso, il mediatore formula una proposta di conciliazione se le parti gliene fanno concorde richiesta in qualunque momento del procedimento. Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’articolo 13.

Art. 12, comma 1

Il verbale di accordo, il cui contenuto non è contrario all’ordine pubblico o a norme imperative, è omologato, su istanza di parte e previo accertamento anche della regolarità formale, con decreto del presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l’organismo. Nelle controversie transfrontaliere di cui all’articolo 2 della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, il verbale è omologato dal presidente del tribunale nel cui circondario l’accordo deve avere esecuzione.

Art. 12, comma 1

Il verbale di accordo, sottoscritto dagli avvocati che assistono tutte le parti, il cui contenuto non è contrario all’ordine pubblico o a norme imperative, è omologato, su istanza di parte e previo accertamento anche della regolarità formale, con decreto del presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l’organismo. Nelle controversie transfrontaliere di cui all’articolo 2 della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, il verbale è omologato dal presidente del tribunale nel cui circondario l’accordo deve avere esecuzione.

Art. 13, comma 1

Resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile.

Art. 13, comma 1

Quando il provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso periodo, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto. Resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano altresì alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4.

Art. 13, comma 2

Espunto

Art. 13, comma 2

Quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente al contenuto della proposta, il giudice, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può nondimeno escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4. Il giudice deve indicare esplicitamente, nella motivazione, le ragioni del provvedimento sulle spese di cui al periodo precedente.

Art. 13, comma 3

Espunto

Art. 13, comma 3

Salvo diverso accordo le disposizioni precedenti non si applicano ai procedimenti davanti agli arbitri.

Art. 16, comma 4 bis

Inesistente

Art. 16, comma 4 bis

Gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori.

Art. 17, comma 4

Con il decreto di cui all’articolo 16, comma 2, sono determinati:

  a) l’ammontare minimo e massimo delle indennità spettanti agli organismi pubblici, il criterio di calcolo e le modalità di ripartizione tra le parti;

  b) i criteri per l’approvazione delle tabelle delle indennità proposte dagli organismi costituiti da enti privati;

  c) le maggiorazioni massime delle indennità dovute, non superiori al venticinque per cento, nell’ipotesi di successo della mediazione.

Art. 17, comma 4

Fermo quanto previsto dai commi 5 e 5-bis del presente articolo, con il decreto di cui all’articolo 16, comma 2, sono determinati:

  a) l’ammontare minimo e massimo delle indennità spettanti agli organismi pubblici, il criterio di calcolo e le modalità di ripartizione tra le parti;

  b) i criteri per l’approvazione delle tabelle delle indennità proposte dagli organismi costituiti da enti privati;

  c) le maggiorazioni massime delle indennità dovute, non superiori al venticinque per cento, nell’ipotesi di successo della mediazione;

  d) le riduzioni minime delle indennità dovute nelle ipotesi in cui la mediazione è condizione di procedibilità ai sensi dell’articolo 5, comma 1.

Art. 17, comma 5

Espunto

Art. 17, comma 5

Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai sensi dell’articolo 5, comma 1, ovvero è prescritta dal giudice ai sensi dell’articolo 5, comma 2, all’organismo non è dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell’articolo 76 (L) del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 30 maggio 2002, n. 115. A tale fine la parte è tenuta a depositare presso l’organismo apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo mediatore, nonché a produrre, a pena di inammissibilità, se l’organismo lo richiede, la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato.

Art. 17, comma 5 bis

Inesistente

Art. 17, comma 5 bis

Quando, all’esito del primo incontro di programmazione con il mediatore, il procedimento si conclude con un mancato accordo, l’importo massimo complessivo delle indennità di mediazione per ciascuna parte, comprensivo delle spese di avvio del procedimento, è di 80 euro, per le liti di valore sino a 1.000 euro; di 120 euro, per le liti di valore sino a 10.000 euro; di 200 euro, per le liti di valore sino a 50.000 euro; di 250 euro, per le liti di valore superiore.

 

MEDIAZIONE 17 GIUGNO 2013

Decreto del fare: la mediazione torna obbligatoria

Smaltire i contenziosi civili ripristinando la mediazione obbligatoria

Gli argomenti toccati nella conferenza stampa di sabato scorso, 15 giugno, nella quale il Governo ha esposto tutti i provvedimenti che saranno oggetto del prossimo decreto del fare, sono diversi e corposi. Le novità in arrivo sul fronte della Giustizia Civile, riguardano principalmente gli organismi di mediazione. La priorità del cambiamento rispecchia la necessità di trovare una soluzione all’annoso problema dello smaltimento dei contenziosi arretrati in ambito civile, e soprattutto alla lentezza del complicato sistema di Giustizia italiano. Uno degli argomenti principalmente addotti quale possibile spiegazione all’impietosa condizione di stasi del nostro Paese è infatti la lenta e farraginosa giustizia nostrana, contrassegnata da tempistiche oblunghe e penalizzata da lungaggini di natura burocratica che rendono il sistema oltre che inefficace, talvolta del tutto inutile. Senza menzionare poi i costi fissi della giustizia, come contributo unificato, tassazione atti giudiziari, diritti di copia, bolli e così via, i quali da un lato conoscono una crescente salita, costante e a dismisura, mentre dall’altro, tramite l’imposizione di tariffe poco dignitose (i famosi parametri), non fanno altro che svalutare l’operato dei professionisti.

Oggi, tra le soluzioni proposte dal decreto vi è quella di ripristinare la mediazione obbligatoria, come noto eliminata dalla Corte Costituzionale nel suo carattere di obbligatorietà, fatta eccezione per le cause concernenti i sinistri stradali, apportando delle rettifiche e immettendo specifiche procedure che, secondo l’esecutivo, “consentiranno di non arrivare nemmeno al processo”. Il comma 4-bis, aggiunto all’ art. 16 del Dlgs 28/2010, stabilisce inoltre che tutti gli avvocati siano abilitati di diritto a svolgere il ruolo di mediatore professionista, dietro il totale apprezzamento di coloro che, investendo tempo e denaro, hanno portato a termine corsi di formazione e aggiornamento. Si prevede anche la predisposizione di un tetto massimale per l’indennità di mediazione (per ciascuna parte) qualora, al termine del primo incontro di programmazione con il mediatore, il procedimento dovesse concludersi con un mancato accordo.

In tal senso, il decreto specificatamente prescrive: 80 euro, per le controversie di valore fino a 1.000 euro; 120 euro, per quelle di valore fino a 10.000 euro; 200 euro, per quelle di valore fino a 50.000 euro; 250 euro, per le controversie di valore superiore. Il sistema potrebbe pertanto rivelarsi un efficiente escamotage volto adisincentivare le parti dal concreto raggiungimento di un accordo quando, fin da principio, viene a mancare la volontà di definire la lite, dal momento che il soggetto che non ci tiene ad arrivare all’accordo già sa che non dovrà versare oltre l’importo prescritto. Bisognerà quindi attendere i prossimi giorni per capire quali modifiche saranno effettivamente approvate e quali invece riceveranno lo stop. In aggiunta all’ambito mediativo, il provvedimento del fare parla anche di:

-  stage di formazione indirizzati ai neolaureati in giurisprudenza che dovrebbero essere dislocati  presso gli uffici giudiziari dei Tribunali (anche se tuttavia non è ancora chiaro se essi riceveranno retribuzione e quali tipologie di mansioni dovranno svolgere);

- 400 giudici non togati presso le Corti d’Appello;

delega ai notai per le operazioni di divisione nei giudizi di scioglimento di comunioni.

Da notare, infine, anche il fatto che vede introdotto tra i provvedimenti pensati per accelerare il recupero crediti, il disegno che prospetta la riduzione a 30 giorni dei tempi di fissazione della prima udienza ad opera del Giudice nell’opposizione a decreto ingiuntivo. Per questo motivo, è attesa una variazione del C.p.C. dal momento che l’udienza, attualmente, non viene fissata dal Giudice bensì dall’attore opponente, questo almeno per quanto concerne il rito ordinario. Nulla si dice, invece, in merito alla nodosa questione della carenza di organico negli uffici giudiziari, forse il principale problema dell’apparato di giustizia italiano, non ponendo dunque alcuna eventuale soluzione alla mancanza che sistematicamente costringe a diminuire sempre di più i giorni di apertura al pubblico.

 

 

MEDIAZIONE 17 GIUGNO 2013

Mediazione obbligatoria nei processi, il ritorno con il decreto “del fare”

Torna, dopo la sonora bocciatura della Corte costituzionale, la mediazione obbligatoria nei processi civili, tranne per quelli riguardanti danni da circolazione stradale

Decreto del fare: mediazione civile obbligatoria

Tante le novità contenute nel decreto del fare del Governo Letta e tra queste capitolo importante è quello che riguarda la giustizia civile. Il discorso  è sempre lo stesso da anni: processi troppo lunghi e spese eccessive. Come rimediare a tutto? In passato si era parlato della mediazione obbligatoria nei processi civili e commerciali. Di recente però la Corte costituzionale con la sentenza n. 272 del 6 dicembre 2012 aveva bocciato la mediazione obbligatoria, con il beneplacito dell’avvocatura e degli addetti ai lavori. Ora il decreto del fare, il nuovo decreto sviluppo adottato dal Governo guidato da Letta, ha previsto la reintroduzione della mediazione obbligatoria nei contenziosi civili e commerciali, escludendo però le controversie per danni derivanti dalla circolazione stradale, al fine di alleggerire il carico della giustizia di un milione 157mila processi nei prossimi cinque anni.

Le reazioni 

Le reazioni sono diverse. Da una parte i mediatori che salutano con entusiasmo alla reintroduzione della mediazione obbligatoria, dopo la bocciatura della Consulta e dall’altra gli avvocati. L’Oua, l’organismo unitario dell’avvocatura ha dichiarato, tramite il suo presidente, Fabio Sportelli: “Registriamo con sconcerto la reintroduzione della mediazione obbligatoria che aveva dato già cattiva prova di sé nell’applicazione verificatasi prima che la Corte Costituzionale lo bocciasse sonoramente”.

Mediazione civile: tutte le novità

Le novità su fronte della mediazione civile, reintrodotta dal decreto del fare,  riguardano:

- esclusione dell’obbligatorietà dell’istituto nel caso di controversie riguardanti danni  per la circolazione di veicoli e natanti,

- introduzione della mediazione prescritta dal giudice, fuori dei casi di obbligatorietà ex ante e sempre nell’area generale dei diritti disponibili;

- integrale gratuità della mediazione per i soggetti che, nella corrispondente controversia giudiziaria, avrebbero avuto diritto all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato;

- abbattimento dei costi della mediazione, in particolare di quella obbligatoria, attraverso la previsione di un importo contenuto, comprensivo delle spese di avvio, per l’incontro preliminare;

- durata della mediazione in 3 mesi, invece di 4, trascorsi i quali il processo può sempre essere iniziato o proseguito;

- riconoscimento di diritto, agli avvocati che esercitano la professione, della qualità di mediatori.

 

MEDIAZIONE 17 GIUGNO 2013

 

Torna la mediazione obbligatoria con il “decreto del fare”.

Con la nuova conciliazione obbligatoria preventiva, saranno considerati mediatori tutti gli avvocati di diritto; incluse tutte le materie della precedente mediazione, salvo i sinistri stradali.   È stata reintrodotta la mediazione civile obbligatoria come condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria: il provvedimento che ha reinserito il tanto discusso istituto è stato approvato, dal consiglio dei ministri, lo scorso sabato 15.06.2013, con il decreto detto “decreto del fare”.  

 

Al momento il Governo Letta non ha diffuso il testo integrale del D.L., tuttavia ha diffuso un comunicato con il riassunto del decreto stesso, contenente una presentazione dettagliata per come diffusa agli organi di stampa.  


Nel ripristinare la mediazione civile obbligatoria, il governo ha intesto accogliere le proposte che erano state avanzate dall’avvocatura. Ecco quindi le diversità della nuova mediazione rispetto a quella che, invece, lo scorso ottobre, la consulta aveva dichiarato incostituzionale:  

 

Materie: no sinistri stradali

Non rientreranno nella mediazione obbligatoria le liti relative ai danni da circolazione stradale. Restano confermate invece le altre materia, dal condominio alle successioni. Sono quindi comprese le cause relative a condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.  

 

Mediazione prescritta dal giudice

È stata introdotta una mediazione prescritta dal giudice, che opera fuori dai casi della mediazione obbligatoria preventiva, e sempre per quanto attiene ai diritti disponibili. Si tratta di una mediazione endoprocessuale, da parte del giudice che deve formulare una sua proposta transattiva: la parte che rifiuta senza motivo si espone al rischio di eventuali responsabilità processuali in quanto il suo rifiuto della proposta costituisce comportamento valutabile ai fini del giudizio.  

 

Gratuità o abbattimento dei costi

La mediazione sarà interamente gratuita per tutti i soggetti che, nel corrispondente giudizio, hanno diritto all’ammissione al gratuito patrocinio. Per i restanti casi è prevista la forfettizzazione e abbattimento dei costi della mediazione, in particolare di quella obbligatoria, attraverso la previsione di un importo contenuto, comprensivo delle spese di avvio, per l’incontro preliminare.  

 

Incontro preventivo

Viene previsto un incontro preliminare, informativo e di programmazione, in cui le parti, davanti al mediatore, verificano con il professionista se sussistano effettivi spazi per procedere alla mediazione.  

 

Durata

La mediazione avrà una durata di massimo tre mesi invece di quattro. Decorso tale termine, il processo potrà essere iniziato o proseguito.

 

Titolo esecutivo

Per divenire titolo esecutivo e per potersi iscrivere ipoteca giudiziale, l’accordo concluso davanti al mediatore deve essere non solo omologato dal giudice, ma anche sottoscritto da avvocati che assistano le parti. Dunque, è stato accolto l’accorato appello proposto dalla avvocatura – con un interessante compromesso – della necessità della presenza dei legali alla conciliazione.  

 

Qualifica di mediatori

Gli avvocati che esercitano la professione saranno considerati, di diritto, con la qualifica di mediatori. Con buona pace di quanti, invece, in passato, avevano speso elevati importi per i corsi di formazione.

 

Conseguenze

Quando, all’esito del primo incontro di programmazione con il mediatore, il procedimento si conclude con un mancato accordo, l’importo massimo complessivo delle indennità di mediazione per ciascuna parte, comprensivo delle spese di avvio del procedimento, è di 80 euro, per le liti di valore sino a mille euro; di 120 euro, per le liti di valore sino a 10 mila euro; di 200 euro, per le liti di valore sino a 50 mila euro; di 250 euro, per le liti di valore superiore. E chi non partecipa alla mediazione paga una somma pari al contributo unificato per la lite.



 

MEDIAZIONE 17 GIUGNO 2013

 

Ritorna la mediazione… ma con i suggerimenti dell’Avvocatura! Il decreto del ‘fare’, risveglia l’istituto mandato in coma dalla Corte Costituzionale.

 

Con il Decreto del Fare del Governo Letta, viene ‘risvegliato’ dal coma l’istituto della mediazione.

C’era da aspettarselo, anche perché la Corte delle Leggi, con la sentenza 272/12, aveva dichiarato incostituzionale il DLgs 25/2010 SOLO per eccesso di delega.

Secondo il Ministro Cancellieri, la ‘Nuova Mediazione’, di cui non si conoscono ancora termini e condizioni, impedirà quasi sempre di arrivare al processo.

Lo scopo del nuovo pacchetto di disposizioni sulla giustizia contenuto nelDecreto del Fare è quello di ridurre di oltre 1 milione il numero delle cause giacenti (soprattutto nel grado di appello).

Rispetto ‘alla vecchia conciliazione’ ci sono 8 novità, in gran parte volute, si sottolinea nella relazione che accompagna il decreto del fare, dalla stessa avvocatura.

Queste novità sono:

1) esclusione delle liti sulla responsabilità per danno derivante dalla circolazione di veicoli.
Le altre materie sono confermate. Nella materia condominiale era già stata reintrodotta dal Codice del Condominio con il nuovo articolo 71 quater della Disp. Att. C.c. 1);

2) introduzione della mediazione prescritta dal giudice, anche in casi di non obbligatorietà e sempre nell’area generale dei diritti disponibili;

3) integrale gratuità della mediazione per i soggetti che, nella corrispondente controversia giudiziaria, avrebbero avuto diritto all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato;

4) previsione di un incontro preliminare, per verificare se sussistano effettivi spazi per procedere alla mediazione;

5) forfettizzazione e abbattimento dei costi della mediazione, in particolare di quella obbligatoria, attraverso la previsione di un importo contenuto, comprensivo delle spese di avvio, per l’incontro preliminare;

6) limite temporale della durata della mediazione in 3 mesi, anziché di 4, decorsi i quali il processo può essere iniziato o proseguito;

7) previsione della necessità che, per divenire titolo esecutivo e per l’iscrizione d’ipoteca giudiziale, l’accordo concluso con il mediatore deve essere non solo omologato dal giudice, ma anche sottoscritto dagli avvocati che assistono le parti;

8) riconoscimento di diritto, agli avvocati che esercitano la professione, della qualità di mediatori.

Per incentivare alla chiusura dei processi già dalla fase mediativa, poi, sulla falsariga di quanto previsto per il processo del lavoro, il giudice civile, alla prima udienza o sino al termine dell’istruzione, formula alle parti una proposta transattiva o conciliativa che se rifiutata, ovviamente senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile ai fini della condanna alle spese.

Nel decreto del fare, infine, ci sono altre importanti innovazioni giudiziarie, alcune, per la verità, poco condivisibili:
1) Giudici Ausiliari – Per abbattere l’arretrato si punta sull’impiego straordinario di 400 giudici ausiliari, selezionati tramite un concorso per titoli (poco condivisibile) tra magistrati e avvocati dello Stato in pensione, professori e ricercatori universitari, avvocati e notai (molto poco condivisibile, perché dà lavoro a chi ha già un reddito);

2) Stage per i giovani – Viene data la possibilità ai laureati in giurisprudenza più meritevoli di svolgere uno stage di formazione negli uffici giudiziari dei tribunali e delle corti d’appello.

3) Concordato Preventivo (condivisibile… anzi, come mai non è stato pensato prima) – Per evitare condotte abusive dello strumento del concordato preventivo come introdotto dai pacchetti Monti, l’impresa non potrà più limitarsi alla semplice domanda iniziale in bianco, ma dovrà depositare, a fini di verifica, l’elenco dei suoi creditori e dei debiti. Il tribunale potrà nominare un commissario che controllerà se l’impresa si sta attivando per predisporre una proposta di pagamento ai creditori

4) Decreti Ingiuntivi (ottimo rimedio contro le opposizioni dilatorie)- I giudizi di opposizione ai decreti ingiuntivi SARANNO PIU’ VELOCI. Quando il convenuto in opposizione chiede di anticipare l’udienza, il giudice deve fissare entra trenta giorni rispetto alla scadenza del termine minimo a comparire. Il giudice deve provvedere alla prima udienza sull’istanza di concessione della provvisoria efficacia del decreto ingiuntivo.

5) Foro delle Imprese estere – Per incentivare gli investimenti stranieri in Italia, le cause che coinvolgono gli investitori esteri che non hanno una sede in Italia vengono concentrate sui tribunali e sulle Corti d’appello di Milano, Roma e Napoli (città ben collegate con l’estero), consentendo così una maggiore prevedibilità delle decisioni e minori costi;

6) Sentenza Breve – Viene modificato l’articolo 118 delle disposizioni per l’attuazione del Codice di procedura civile, stabilendo che la motivazione della sentenza civile deve consistere nella «concisa esposizione dei fatti decisivi e dei principi di diritto rilevanti», anche attraverso il riferimento esclusivo a precedenti conformi e il rinvio a specifici contenuti degli atti difensivi o comunque di causa

 

1.      Art. 71-quater disp. att. c.c. – “Per controversie in materia di condominio, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, si intendono quelle derivanti dalla violazione o dall’errata applicazione delle disposizioni del libro III, titolo VII, capo II, del codice e degli articoli da 61 a 72 delle presenti disposizioni per l’attuazione del codice. La domanda di mediazione deve essere presentata, a pena di inammissibilità, presso un organismo di mediazione ubicato nella circoscrizione del tribunale nella quale il condominio e’ situato. Al procedimento e’ legittimato a partecipare l’amministratore, previa delibera assembleare da assumere con la maggioranza di cui all’articolo 1136, secondo comma, del codice. Se i termini di comparizione davanti al mediatore non consentono di assumere la delibera di cui al terzo comma, il mediatore dispone, su istanza del condominio, idonea proroga della prima comparizione. La proposta di mediazione deve essere approvata dall’assemblea con la maggioranza di cui all’articolo 1136, secondo comma, del codice. Se non si raggiunge la predetta maggioranza, la proposta si deve intendere non accettata. Il mediatore fissa il termine per la proposta di conciliazione di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, tenendo conto della necessità per l’amministratore di munirsi della delibera assembleare».  

 

 

MEDIAZIONE 17 GIUGNO 2013

Decreto “del fare”: torna la mediazione obbligatoria

Tra le tante norme del decreto, una prevede la reintroduzione dell'obbligatorietà della mediazione civile ad esclusione delle cause per sinistri stradali.

Concentriamoci sulle novità in arrivo sul fronte della Giustizia Civile, alcune delle quali, se attuate, saranno accolte favorevolmente dagli organismi di mediazione, un po’ meno da tutti gli altri.

La priorità è trovare una soluzione all’annoso problema dello smaltimento dei contenziosi arretrati in ambito civile, e soprattutto alla lentezza della Giustizia Italiana.

E’ ormai di moda sostenere che gli imprenditori non investono in Italia perché la giustizia è lenta, perché per recuperare un credito occorrono anni ecc. ecc.

Non perché la tassazione è al 70%, perché il costo del lavoro è tra i più alti del mondo, perché spesso c’è una tassa occulta da pagare per poter lavorare, perché la burocrazia è lenta e farraginosa.

Per non parlare poi dei costi fissi della giustizia (contributo unificato, tassazione atti giudiziari, diritti di copia, bolli ecc.) che da un lato aumentano a dismisura, mentre dall’altro si cerca di svilire il lavoro dei professionisti imponendo tariffe poco dignitose (i famosi parametri).

 

Tra le soluzioni proposte vi è quella di ripristinare la mediazioneobbligatoria, come noto bocciata dalla Corte Costituzionale nel suo carattere di obbligatorietà, tranne che per le cause  inerenti i sinistri stradali, apportando dei correttivi e introducendo delle procedure che, secondo il governo, “consentiranno di non arrivare nemmeno al processo”.

Il comma 4-bis, aggiunto all' art. 16 del DLGS 28/2010, prevede inoltre che tutti gli avvocati siano abilitati di diritto a svolgre il ruolo di mediatore professionista, con buona pace di coloro che hanno investito tempo e denaro nei corsi di formazione e aggiornamento.

Si prevede inoltre un tetto massimo per l'indennità di mediazione (per ciascuna parte) quando al termine del primo incontro di programmazione con il mediatore, il procedimento si conclude con unmancato accordo (80 euro, per le controversie di valore fino a 1.000 euro; 120 euro, per quelle di valore fino a 10.000 euro; 200 euro, per quelle di valore fino a 50.000 euro; 250 euro, per le controversie di valore superiore). Un ottimo sistema questo, crediamo, per disincentivare le parti dal raggiungere un accordo quando fin dall'inizio manca la volontà di definire la lite, perché chi non vuole arrivare ad un accordo sa che non dovrà versare più di quell'importo.

Vedremo più avanti quali di questi correttivi saranno approvati e le eventuali modifiche, ma certo è che l’esperienza di questi ultimi due anni di mediazione non si può certo dire soddisfacente.

 

Oltre a questo si parla anche di:

  • stage di formazione per neolaureati in giurisprudenza che dovrebbero essere dislocati  presso gli uffici giudiziari dei Tribunali (non è chiaro se saranno retribuiti e che mansioni dovranno svolgere).
  • 400 giudici non togati presso le Corti d’Appello.
  • delega ai notai per le operazioni di divisione nei giudizi di scioglimento di comunioni.

Da notare inoltre che, tra i provvedimenti per accelerare il recupero crediti, c'è a riduzione a 30 giorni dei tempi di fissazione della prima udienza ad opera del Giudice nell’opposizione a decreto ingiuntivo (ci aspettiamo quindi una modifica del C.p.C. visto che l’udienza non è fissata dal Giudice ma dall’attore opponente, almeno nel rito ordinario).

Nulla si dice invece sul vero problema della giustizia italiana, ovvero la sistematica carenza di organico negli uffici giudiziari che costringe a ridurre sempre più i giorni di apertura al pubblico.

Estratto del comunicato stampa del 15 giugno 2013.

 

GIUSTIZIA CIVILE

 

Lo stato della giustizia civile costituisce, senza dubbio, uno dei fattori esogeni di svantaggio competitivo per la società italiana, in particolare per chi produce e lavora.  Siamo al 158° posto nel mondo nell’indice di efficienza di recupero del credito a causa dei tempi lunghi e 1.210 giorni è la durata media dei procedimenti civili per il recupero crediti. Allarmante è, inoltre, il numero di condanne riportate dallo Stato per violazione del termine della ragionevole durata dei processi.

 

Cosa cambia

Per far fronte a queste criticità il decreto contiene una serie di misure volte a:

 

1. Incidere sui tempi della giustizia civile e migliorarne l’efficienza.

 

A tal fine si prevede:

 

Il ripristino – per diminuire il numero dei procedimenti giudiziari in entrata – della mediazione obbligatoria per numerose tipologie di cause, con l’esclusione (richiesta dall’avvocatura) delle controversie per danni da circolazione stradale, il netto contenimento dei costi per la mediazione e l’adeguato coinvolgimento della classe forense;

l’istituzione di stage di formazione presso gli uffici giudiziari dei tribunali. I giovani laureati in Giurisprudenza più meritevoli (valutati in funzione della media degli esami fondamentali e dalla media di laurea) potranno completare la predetta formazione presso i predetti uffici giudiziari, che si potranno avvalere del loro qualificato contributo;

l’istituzione di un contingente di 400 giudici non togati per lo smaltimento del contenzioso pendente presso le Corti di Appello;

l’istituzione della figura di assistente di studio presso la Corte di cassazione: 30 magistrati ordinari già in ruolo potranno essere assegnati dal CSM alle sezioni civili della Corte di Cassazione, per conseguire un aumento della produttività del settore, contrastando l’attuale tendenza ad un aumento delle pendenze (nel 2012 sono risultati quasi 100.000 processi pendenti).

la possibilità – nell’ambito dei processi di divisione di beni in comproprietà (notoriamente lunghi) – di attribuire la delega a un notaio nominato dal giudice delle operazioni di divisione, quando ci sia accordo tra i comproprietari sulla necessità di divisione del bene.

 

2.  Contribuire a ricostituire un ambiente d’impresa accogliente per gli investitori nazionali e internazionali fondato sulla certezza del credito.

 

A tal fine si prevede:

 

La concentrazione esclusiva presso i Tribunali e le Corti di appello di Milano, Roma e Napoli delle cause che coinvolgono gli investitori esteri (senza sedi stabili in Italia) con lo scopo di garantire una maggiore prevedibilità delle decisioni e ridotti costi logicistici.

La revisione del cosiddetto concordato in bianco. Lo strumento è stato introdotto nel 2012 per consentire all’impresa in crisi  di evitare il fallimento e di salvare il patrimonio dalle aggressioni dei creditori con la massima tempestività (depositando cioè al tribunale una domanda non accompagnata dalla proposta relativa alle somme che si intendono pagare ai creditori). Per impedire condotte abusive di questo strumento (cioè domande dirette soltanto a rinviare il momento del fallimento, quando lo stesso non è evitabile) emerse dai primi rilievi statistici, si dispone che l’impresa non potrà più limitarsi alla semplice domanda iniziale in bianco, ma dovrà depositare, a fini di verifica, l’elenco dei suoi creditori (e quindi anche dei suoi debiti). Il Tribunale potrà, inoltre, nominare un commissario giudiziale, che controllerà se l’impresa in crisi si sta effettivamente attivando per predisporre una compiuta proposta di pagamento ai creditori. In presenza di atti in frode ai creditori, il Tribunale potrà chiudere la procedura;

nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la previsione che il giudice quando è presentata opposizione a decreto ingiuntivo debba fissare la prima udienza non oltre 30 giorni e, in quella sede, decidere sulla provvisoria esecuzione.

 

Le aspettative

Per effetto delle misure introdotte ci si attende, nei prossimi 5 ANNI,  un consistente abbattimento del contenzioso civile, nonché un incremento dei procedimenti definiti. In particolare:

 

TRIBUNALI Definiti  in 5 anni: +  675.000

APPELLO Definiti  in 5 anni: +  262.500

CASSAZIONE Definiti   in 5 anni: + 20.000

 

IMPATTO TOTALE IN 5 ANNI

Maggiori definiti:  +  957.500

Minori sopravvenienze: - 200.000

Minori pendenze complessive: 1.157.000


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